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lunedì, 28 febbraio 2005
Una lunga domenica di passioni

 di Jean Pierre Jeunet   (2004)

Arrivo a Una lunga domenica un pò tardi, dato che è già nei parrocchiali -a Bologna. Il che è un pò un peccato e un pò una sorpresa, visto il precedente di Amelie. Dal cui stile originalissimo Jeunet riprende molte cose, senza per questo realizzare un remake non dichiarato. Anche Una lunga domenica è un film bello e originale, forte dei molti pregi e dei pochi difetti del suo autore.

Una critica che muovo a Jeunet, fino da Amelie, è quella di raffreddare il pathos con una sorta di ipertrofia segnica. Le infinite digressioni che agitano in modo sublime il tessuto narrativo, ad esempio, sono normalmente dette dalla voce narrante e subito dopo mostrate, facendo spesso ricorso a uno stile fittamente intertestuale. Se ne trae, a volte, un certo qual senso di ridondanza. E Una lunga domenica, come già Amelie, è segnato da una certa propensione alla dismisura, quasi sempre ma non sempre felice: molto letterario, nell'entità e nello stile della voce narrante, eppure anche molto cinematografico, nella sfrenata fantasia visiva di cui Jeunet è capace. Dovrebbe forse affidarsi un pò di più all'eloquenza delle sue splendide immagini: come era in Delicatessen, il suo primo film.

Ma è come cercare il pelo nell'uovo. Una lunga domenica è scritto, girato e interpretato magistralmente. Sa come umanizzare i suoi personaggi, anche quelli minori -straordinario il ruolo di Jodie Foster, poco più di un cameo-; sa come dirigere i sentimenti, senza cadere nella ruffianeria o nel ricatto. Sa comporre ciò che si dice un "affresco" corale mantenendo il fuoco vivo dell'attenzione su di un'unica storia d'amore. E' un testo fittissimo, traboccante di idee dal micro -le idiosincrasie, le gag spesso puramente visive- al macro -la situazione topica cui si fa sempre ritorno, quella sporca trincea dal nome bislacco. A Jeunet piace riflettere sulle leggi ignote che intrecciano i destini individuali: leggi spesso beffarde, ma accolte sempre con un certo elain vital. Gli piace anche sfruttare ed impastare i codici di genere, la love-story con il racconto storico, il mistery col noir -e il film è a tutti gli effetti un giallo-, senza la fissa del "pastiche" postmoderno a tutti i costi. Perchè la sua dedizione va anzitutto ai personaggi, per i quali ha decisamente la cotta facile.

(MMM)

(Cane che peta, la vita mi allieta)

(E perchè non yuppie trallallà!?)

Postato da: vannij a 14:21 | link | commenti (8) |
pizza calda


Commenti
#1   28 Febbraio 2005 - 15:49
 
Ciao! Grazie per essere passata da me. Bel cineblog! Ti linko!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente emanuelazini

#2   28 Febbraio 2005 - 19:53
 
grazie. ricambio volentieri.
utente anonimo

#3   28 Febbraio 2005 - 21:33
 
senza aver visto amelie, jeunet mi ha spiazzato. una lunga domenica di passioni mi è piaciuto come non mi aspettavo e come ben pochi altri film. complimenti per queste recensioni, davvero notevoli per spunti d'interesse e soprattutto per intelligenza stilistica di scrittura, dico davvero è un piacere leggere questo blog. che provvedo a linkare, nell'attesa di un po' di respiro per magari mandarti una mail (grazie per aver lasciato il tuo indirizzo). del resto a bologna ci studio, ma non ne frequento ancora le sale parrocchiali. saluti.
claudio
utente anonimo

#4   01 Marzo 2005 - 09:45
 
grazie dei complimenti. quanto alle sale parrocchiali, le frequento ma con un certo distacco mistico nonchè spesso estetico, visto che l'audio fa quasi sempre schifo -e a volte anche la pellicola. Il Galliera ha la programmazione migliore, comunque. saluti.
vj
utente anonimo

#5   03 Marzo 2005 - 19:16
 
mi accodo ai complimenti degli altri cineblogger :-)
Tornando al film io non ho percepito molto la similitudine con Amelie, forse perche' non ho amato alla follia quel film, certe crudezze e certi toni cupi mi hanno ricordato di piu' delicatessen, ma notoriamente il mio rapporto con il film e' puramente visivo..
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Avag

#6   05 Marzo 2005 - 16:53
 
mi immetto nel dibattito non per commentare il film, ma per fare un appunto riguardo ai "parrocchiali". Vorrei ricordare che questo aggettivo non fa diventare cattolico chi li frequenta. Infatti sono semplicemente cinema che passano film appena dismessi dalle sale. Le pellicole e l'audio non sono affatto pessime, anzi identiche ai normali cinema, le poltrone comode e il prezzo inferiore. Mi stupisco come dei cinefili non apprezzino questa opportunità.
la Papera.
utente anonimo

#7   05 Marzo 2005 - 17:49
 
ciao Papera in vena polemica. nonchè mia co-spettatrice al Galliera, per la proiezione domenicale di "Una lunga domenica". ribadisco che quello è di gran lunga il migliore tra i parrocchiali di bologna. Al Bellinzona spesso salta l'audio, il quadro, oppure i rognosissimi bambini altoborghesi ti sgranocchiano nelle orecchie, fanno pause infinite tra primo e secondo tempo cosicchè i suddetti rognosi possano rimpinzarsi di ulteriori porcate. vale anche per altre sale. son cose che seccano i cinefili anzichenò. sulle implicazioni spirituali hai ovviamente ragione.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente vannij

#8   27 Febbraio 2006 - 13:01
 
Film visto di notte. d'estate..all'aperto..in un giardino...con cielo stellato che faceva da cornice...una sognatrice Io...una sognatrice Lei...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente overzero

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